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LE VENERI GRASSE

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La scultura delle origini, risalente al Paleolitico cominciò con la realizzazione da parte degli artisti di figure di  animali, scolpite  con una resa così realistica che ancora oggi possiamo riconoscere le singole specie e le razze.

Di particolare interesse sono alcune piccole sculture antropomorfe, ritrovate in tutto il continente europeo: statuine, alte non più di 10-15 centimetri, realizzate fra il 35.000 e il 25.000 a.C. in pietra, osso, avorio o  pietra saponaria. Si tratta chiaramente di figure femminili, che la tradizione storiografica ha identificato con il  nome Veneri preistoriche, in omaggio  alla dea dell’amore e della fecondità.

Gli artisti sembrano aver dedicato ben poca cura alla definizione delle forme: gli attributi anatomici sono tutti esageratamente accentuati, mentre ogni altro dettaglio è trascurato.

A testimonianza del  fatto che la divinità non impersonasse la Venere di Zante, di tradizione più recente, ma una versione più amena e feconda del femminino sacro più vicina alla Madre Terra che abbondante riversa i suoi frutti a nutrimento delle bestie e degli uomini.

Dette steatopigie (dal greco stéatos, grasso, epyghé,natiche), le statuette raffiguranti donne grasse o incinte plasmate attorno a 30.000 anni fa,  rappresenterebbero ciò che all'epoca era molto difficile ottenere: un corpo ben nutrito, capace di sostenere le difficoltà della vita, il lavoro della madre e le incombenze della moglie, una testimonianza di buona salute, di quando l'obesità non era una possibilità e sopravvivere era una sfida giornaliera.

20/12/2020

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